mercoledì 9 dicembre 2009

Come stai??

Bè sì, ricordo esattamente quel giorno, era quasi tutto finito, quando ad un certo punto arriva. Con grandi sorrisi e grandi passi mi si avvicina troppo, mi saluta, mi abbraccia e lo stronzo se ne esce con una domanda all'apparenza banale.

- Simona! Come stai??

Bè sì, ricordo esattamente quel momento. Cosa mi esplose nella testa. Il pensiero e le parole che avrei voluto dire a quell'essere, in quel momento di troppo! Ricordo esattamente, ma quel pensiero mi rimase in testa, mi attraversò tutta lo corteccia. Pensai al gatto di Schrodinger, no non è il mio vicino di casa!

Dagli anglosassoni si può imparare tanto. Hanno molti difetti è vero, non sopporto il loro costante atteggiamento imperialista. Certe cose però dovremmo impararle da loro. Un inglese non si permetterebbe mai di chiederti come stai. Quella domanda non la pensano neanche, e fanno proprio bene.

Spesso credo che il nostro stato mentale segua le leggi della meccanica quantistica. Rispondere alla domanda “Come stai?” può rappresentare un paradosso, proprio come il gatto di Erwin.
Immaginate un gatto che può mangiare da due scodelline di bocconcini, una delle quali avvelenata. Il tutto in una scatola dove non è possibile guardare all'interno, a meno che non la si apra. Dopo aver lasciato il gattino, assolutamente non claustrofobico, con la sua pappa preferita questo avrà pari probabilità di essere vivo o morto. Fino a che non apriamo la scatola e osserviamo il gatto resta al tempo stesso vivo e morto.

Il paradosso infatti sta proprio nel fatto che fino a che lo stronzo non mi fece quella domanda, ero paradossalmente serena, potevo essere descritta indistintamente con uno stato positivo o negativo.
Tranquilla per i fatti miei!

- Allora? Ci sei?? Si può sapere come stai?? Ma a che stai pensando?

Su flickr

0 commenti:

Posta un commento

 
http://grigisubianco.blogspot.com/