domenica 11 aprile 2010

Mi sono innamorato di te perchè non avevo nulla da fare.

L'onestà, innanzitutto.
In questa mia fulgida carriera avrò scritto qualcosa come duecentoventi, duecentotrenta canzoni. Che dire? Almeno cento di queste sono ispirate a lei, a Beatrice.
Ma lei non lo sa. Perchè il suo nome non compare in nessuno dei miei brani. Questo è il mio segreto. Questo nascondiglio che si annida dentro di me come una piaga.
Come un'infezione amara.
Ecco, adesso ve l'ho detto. E non è stato facile. Innanzitutto la disgraziata onestà dei propri sentimenti, tenera lezioncina per tutti quelli che hanno studiato assai e che si vantano di saper fare funzionare il cervello.
Insomma, torri di sofferenza si sono fermate nella mia anima e non se ne sono più andate. E non se ne vogliono andare. Tutto da quando Beatrice mi ha lasciato. E non vi parlo di ieri, ma di un certo tempo fa. Non faccio il gradasso quando dico che tengo una sofferenza io che se ne potrebbero cadere i palazzi. Per questo quando canto, urlo.
Urlo migliaia di parole che poi ne significano una sola: Beatrice. La mia morte e la mia fortuna. Sì. Perché se è vero che quando salgo su quel cazzo di palco tutti devono ammacchiarsi come timidi ladri dietro la spalla del proprio compagno per non far vedere che piangono, allora è anche vero che tutto questo accade perché quando io canto penso a lei e soffro e loro, gli spettatori, per dio, lo sanno troppo tale e quale che io sto soffrendo. Insomma non mento. Non dico cazzate. Piango canzoni e chiedo la paura. In fondo chiedo la paura. La paura di non potere amare più chi ho amato veramente. Le cose vanno esattamente così. Mi ubriaco su quel palco e vi scardino i sentimenti, ve li scoordino, ve li faccio saltare in aria con la precisione del timer agganciato alla bomba, vi mando al manicomio e sento che tengo il potere, il potere di manovrare tutti i vostri cuoricini meno uno, il mio, che chiede quella donna che però mi ha lasciato e che di me non ne vuole più sapere.
Ma perché? Io sono un uomo caldo.
Ma più o meno la storiella recita sempre così, uno lascia, e tutti si danno i cazzotti sul cuore, come i gorilla, e tu vieni meno, ti manca l'aria e il terreno sotto i piedi, ecco, sei stato lasciato, questa piccola morte. Poi il tempo scopre le sue carte e tutti dimenticano.
Io no. Cazzarola io non riesco a dimenticare! Ma perché? E mi porto a tracolla il ricordo di quella donna come se fosse il primo giorno, con tutti gli affetti, i risentimenti, la malinconia, la rabbia, il sesso, l'amicizia, il dolore, la gioia e la sofferenza. Da anni!
Meglio che smetto prima che Cocciante mi sente e ci fa un'altra canzone.
Ma poi ricomincio a pensare, sto in piedi ma è come se mi buttassi a terra, mi tormento, mi infradicio, mi addoloro, sprono me stesso con cocaina, vino, birra, superalcolici, cocktail, aperitivi, sigarette, grassi animali e vegetali, ma il dolore maledetto sempre si riacutizza e mi spinge a fare il porta bandiera di questa via crucis amorosa e mi chiedo dove sarà adesso. Da troppo tempo non lo so più.
Questo monumento di seduzione, una bambola femmina e madonna. Ma che ne sapete voi, mi devasta l'anima e vicino a lei mi sento come Sbirulino. Impacciato e silenzioso come qualsiasi stronzo.

Tony Pagoda
 
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