L'onestà, innanzitutto. In questa mia fulgida carriera avrò scritto qualcosa come duecentoventi, duecentotrenta canzoni. Che dire? Almeno cento di queste sono ispirate a lei, a Beatrice.
Ma lei non lo sa. Perchè il suo nome non compare in nessuno dei miei brani. Questo è il mio segreto. Questo nascondiglio che si annida dentro di me come una piaga.
Come un'infezione amara.
Ecco, adesso ve l'ho detto. E non è stato facile. Innanzitutto la disgraziata onestà dei propri sentimenti, tenera lezioncina per tutti quelli che hanno studiato assai e che si vantano di saper fare funzionare il cervello.
Insomma, torri di sofferenza si sono fermate nella mia anima e non se ne sono più andate. E non se ne vogliono andare. Tutto da quando Beatrice mi ha lasciato. E non vi parlo di ieri, ma di un certo tempo fa. Non faccio il gradasso quando dico che tengo una sofferenza io che se ne potrebbero cadere i palazzi. Per questo quando canto, urlo.
Urlo migliaia di parole che poi ne significano una sola: Beatrice. La mia morte e la mia fortuna. Sì. Perché se è vero che quando salgo su quel cazzo di palco tutti devono ammacchiarsi come timidi ladri dietro la spalla del proprio compagno per non far vedere che piangono, allora è anche vero che tutto questo accade perché quando io canto penso a lei e soffro e loro, gli spettatori, per dio, lo sanno troppo tale e quale che io sto soffrendo. Insomma non mento. Non dico cazzate. Piango canzoni e chiedo la paura. In fondo chiedo la paura. La paura di non potere amare più chi ho amato veramente. Le cose vanno esattamente così. Mi ubriaco su quel palco e vi scardino i sentimenti, ve li scoordino, ve li faccio saltare in aria con la precisione del timer agganciato alla bomba, vi mando al manicomio e sento che tengo il potere, il potere di manovrare tutti i vostri cuoricini meno uno, il mio, che chiede quella donna che però mi ha lasciato e che di me non ne vuole più sapere.
Ma perché? Io sono un uomo caldo.
Ma più o meno la storiella recita sempre così, uno lascia, e tutti si danno i cazzotti sul cuore, come i gorilla, e tu vieni meno, ti manca l'aria e il terreno sotto i piedi, ecco, sei stato lasciato, questa piccola morte. Poi il tempo scopre le sue carte e tutti dimenticano.
Io no. Cazzarola io non riesco a dimenticare! Ma perché? E mi porto a tracolla il ricordo di quella donna come se fosse il primo giorno, con tutti gli affetti, i risentimenti, la malinconia, la rabbia, il sesso, l'amicizia, il dolore, la gioia e la sofferenza. Da anni!
Meglio che smetto prima che Cocciante mi sente e ci fa un'altra canzone.
Ma poi ricomincio a pensare, sto in piedi ma è come se mi buttassi a terra, mi tormento, mi infradicio, mi addoloro, sprono me stesso con cocaina, vino, birra, superalcolici, cocktail, aperitivi, sigarette, grassi animali e vegetali, ma il dolore maledetto sempre si riacutizza e mi spinge a fare il porta bandiera di questa via crucis amorosa e mi chiedo dove sarà adesso. Da troppo tempo non lo so più.
Questo monumento di seduzione, una bambola femmina e madonna. Ma che ne sapete voi, mi devasta l'anima e vicino a lei mi sento come Sbirulino. Impacciato e silenzioso come qualsiasi stronzo.
Tony Pagoda

