
Lì ci sono nato, anche se non biologicamente, vezzi di donna. Lì è stato disegnato ciò che sono. Il bozzetto di un disegnatore. In pochi tratti quelli bravi, i disegnatori intendo, riescono a definire ciò che vogliono rappresentare, ciò che alla fine sarà l'idea che hanno in fase embrionale nella loro testa, nelle loro dita, nella loro matita o nel loro lapis, come imparerò poi a dire. In quel mare, in quell'azzurro, su quelle spiagge dove mi rotolavo, nascondevo, tra quegli scogli dove mi rifugiavo, in quelle insenature dove esploravo. E' Qui che sono cresciuto, formato, come una bozza di argilla, volumi, proporzioni, forme. I colori, le linee più nette, i dettagli, tutto il resto fuori da questi lidi.
E non avrei mai creduto mi potesse generare un tale effetto, una tale emozione. Piccole cose per i più bravi, frivolezze per i più esperti, superflue sfumature per i più navigati. Ma quando tra la calca entrai tra quelle sale, curioso di vedere quali opere erano esposte, quanti, di gran lunga più in gamba di me, rappresentavano i loro linguaggi, le loro idee, comunicavano i loro messaggi, vidi la foto, la più sofferta, vidi quello che in realtà è il mio autoritratto, la mia biografia. Era illuminata da quel faretto che faceva risaltare le luci i mezzi toni e i neri, neri, neri come il buio, quello vero. Quando vidi quel bambino di fianco quello scorcio immerso nella luce di un tramonto estivo. Quando vidi il mio buio e di fianco la mia luce si fermò tutto, si silenziò ogni suono, ogni rumore di calca... e sorrisi.... "Che bella Gaeta!"


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